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RISTORANTE POMIDORO - Roma PDF Stampa E-mail
Lazio
Scritto da Marco   
Domenica 22 Novembre 2009 14:45

 

RISTORANTE POMIDORO
Piazza dei Sanniti, 44
Roma
Tel. 06/44.52.692 - Fax 06/44.52.652 - Cell. 339/77.47.216
Carte di credito: le principali.
Prenotazione: consigliata sempre.
Parcheggio: non facile in tutta la zona (e più si fa tardi, più diventa difficile).

Il ristorante in questione, assai noto per la sua tradizione di cucina tipica romanesca, si trova nel quartiere di San Lorenzo, in quella Piazza dei Sanniti che molti credo conoscano se non altro per la presenza, un tempo neanche troppo lontano, dell'Accademia del Biliardo.
Sì, sto parlando proprio di quell'ex cinema dove, al posto delle poltrone erano collocati diversi tavoli verdi e dove, chi più chi meno, ci siamo recati tutti quando si era giovani studenti universitari, per improbabili steccate.
Ahinoi, quel fumoso e birroso Tempio del Giuoco è stato sostituito da una meschina sala bingo, cosa che non può non immalinconire anche il più gagliardo degli ottimisti.
Il ristorante, comunque, ha una parte ricavata all'interno di uno degli edifici che si affacciano sulla piazza, ed una parte ricavata invece in una sorta di grande gazebo con vetrate che si erge proprio di fronte all'ingresso, occupando marciapiede e una piccola parte della piazza stessa. Noi abbiamo preso posto proprio nel gazebo, sedendoci attorno ad un tavolo precedentemente prenotato, cosa decisamente consigliabile, ed apparecchiato in maniera appena più elegante di una trattoria (tovaglia rosa di stoffa, posateria in acciaio, bicchieri per acqua e vino normali).
Il gazebo è riscaldato da un impianto di aria condizionata anche troppo efficiente.
Nell'attesa dell'arrivo dell'ultima coppia di commensali, chiediamo le bevande ed il cameriere ci suggerisce il "rosso della casa". Si tratta di un vinello da tavola servito nella classica brocca in vetro con su scritto "1 litro": non cattivo, ma indubbiamente neanche buono.
Quando finalmente ci ritroviamo tutti e otto, partiamo con le ordinazioni. Decidiamo di prendere un antipastino (per 4 da dividere) a base di salumi, la cui unica nota sopra le righe, se non altro per l'originalità, è la "pajata alla brace". Trattasi di una specie di wurstel di fegato di maiale sul quale viene arrotolata intorno la trippa e poi cotto sulla brace. Per chi ama i sapori decisi, una vera squisitezza.
Il resto non è niente di che: prosciutto tagliato a mano anonimo, salamino, lonzino buono, coppa cattiva, qualche oliva nera proveniente, probabilmente, da una bustina in vendita nei supermercati ed una bruschettina per accompagnare il tutto. Il mio consiglio è di saltarlo a piè pari.
Ma veniamo ai primi.
Io prendo delle classiche pappardelle sul cinghiale, un piatto che mi è sembrato ottimo, sia per la pasta che per il condimento, ricco di pezzi di carne e molto gustoso. Gli altri commensali prendono:
- bucatini all'amatriciana: buoni, ma eccessivamente sugosi;
- rigatoni alla gricia: anonimi e pieni di olio;
- fettuccine, sempre alla gricia: buono il condimento ma probabilmente non fatte in casa (tipo festaiole o emiliane Barilla).
Le ragazze prendono invece delle tagliatelle agli asparagi selvatici, buone, forse un po' troppo "delicatine", anche se definite "equilibrate".
Nella pausa decidiamo di abbandonare il rosso della casa ed optiamo per un Morellino di Scansano del 2002 (uvaggio Sangiovese, Alicante e Malvasia nera): buono, stridente il confronto con il predecessore.
Attenzione: arriva anche il musicista. E' un ragazzotto sulla sessantina, armato di chitarra e mediocre stornellatore. Inevitabile lo stornello su ognuno di noi che, a dire il vero, strappa anche qualche sincera risata.
Per secondo prendo l'abbacchio alla brace, senza infamia né lode. Ero indeciso se prendere quello al sugo, ma la carne sulla brace la consumo così di rado che, quando mi capita, tutto il resto passa in secondo piano.
Gli altri commensali mi parlano di carciofi e patate buone.
Ottimo l'ananas e le fragole che prendiamo quale dessert.
Il tutto per 200 Euro totali.

Ai voti:
AMBIENTE: 6 (niente di che);
SERVIZIO: 5 (non troppo solerte e piuttosto "distante");
CANTINA: non presente la carta dei vini, o almeno non consegnataci; 5 al vino della casa, 7 al Morellino;
CUCINA: 6 (cucina tipica romana senza particolari sussulti);
RAPPORTO Q/P: 6 meno

GIUDIZIO FINALE: Il ristorante "Pomidoro" gode di una fama da ristorante "storico" specializzato in cucina romanesca, ma sembra dormire sugli allori. Le sue prestazioni ci sono sembrate complessivamente non certo esaltanti.

Che Aldo dia loro una bella sveglia.

Marco


Data della visita: marzo 2004

Ultimo aggiornamento Domenica 31 Gennaio 2010 15:03