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RISTORANTE IL TEMPIO DI ISIDE - Roma PDF Stampa E-mail
Lazio
Scritto da Claudio A.   
Domenica 22 Novembre 2009 14:35

RISTORANTE IL TEMPIO DI ISIDE
Via Pietro Verri 11
Roma
Tel. 06 / 700.47.41
Parcheggio: non impossibile ma neppure facile.
Accettate tutte le carte di credito.
Essenziale prenotare.

Alle falde del Colle Oppio, probabilmente proprio dove erano le cucine della Domus Aurea, in una piazzetta lungo via Labicana troverete questo "tempietto" culinario dedicato al lare Aldo.
Il locale costituito da un corridoio lungo, lungo, deve aver preso il posto di una qualche bottega artigianale, di quelle che ancora si intravedono in questo spicchio di Roma. Così dov'era un falegname o un tappezziere, un cuoco calabrese e la compagna venezuelana hanno fuso cucine affini eppure lontane. Un amico che abitava proprio sopra al locale ed usava chiamare dal balcone per prenotare ci ha invitato una prima volta.
Il posto è un po' eccessivo, troppi stucchi, ma alla fine giusto per tutti i gusti e sicuramente accogliente. Naturalmente la localizzazione centrale, ai piedi di un quartiere veramente bello, lo fa frequentare da una varietà di persone. Si può, perciò essere seduti accanto ad una coppia gay anglosassone, altezzosi e snob, oppure avere affianco ad una comitiva di sindacalisti cislini che si spartiscono gli iscritti. Di fatto tutto il vicinato ci sembra si avvicendi nel locale.
Appena entrati, con provvida celerità, il fratello del cuoco si avvicina e ci chiede del vino. Dall'imbarazzo, capisce che non siamo intenditori e senza metterci in difficoltà ci propone un vino della casa, un buon Vermentino di Gallura. Ai tavoli vicini, sentiamo far lo stesso, e con proposte, ci sembrano, dignitose quali un corposo Rosso del Conero o agli Aglianici del Volture.
Subito ci vengono sciorinati gli antipasti. Tra tutto il misto che ci conduce, preferisco ricordare un'audace abbinamento tra gamberetti crudi, noci e radicchio e un carpaccio di pesce spada da sciogliere in bocca, ci sembriamo un po' Montalbano di Cammileri quando "nivuro come la seppia" si concede i suoi pasti luculliani. Le porzioni sono decenti e abbondanti.
Per primo, intrigati ancora dall'abbinamento, scegliamo i ravioli ripieni di pesce spada alla salsa di carciofi e riconosciamo quell'ambientazione hemingueiana da pesca al marling (in fondo Cuba non è poi così distante dal Venezuela) e comprendiamo che l'america latina ed il mediterraneo non sono poi così distanti neanche loro.
Segue il rombo arrosto, assortito da gustose patatine, tagliate a tocchettini, non troppo piccoli però, mescolate a pachini rubicondi ad insaporire il tutto. Piatto un po' più classico ma gustosissimo.
Terminiamo con due dolci, ma altri ne gustammo nella volta precedente. La cassata è buona ma non al livello dei piatti precedenti.
Spesa per due: 75 euro (cena completa, pure di caffè ed ammazzacaffè).

I voti:
AMBIENTE: 7;
SERVIZIO: 7;
CANTINA: per quel che ne capisco 7;
CUCINA: 8;
RAPPORTO Q/P: 7;

GIUDIZIO FINALE: lo consiglio, e ci ritorno (finanze permettendo).

Claudio A.

Data della visita: 9 aprile 2003

Ultimo aggiornamento Lunedì 21 Dicembre 2009 10:56