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OSTERIA DAL MINESTRAIO - Rastignano (BO) PDF Stampa E-mail
Emilia Romagna
Scritto da Marco   
Domenica 22 Novembre 2009 14:07

 

OSTERIA DAL MINESTRAIO
Via A. Costa, 7
Rastignano - Bologna
Tel./Fax 051 - 74.20.17
Carte di credito: tutte le principali;
prenotazione: indispensabile, i coperti sono in tutto una trentina;
parcheggio: abbastanza facile lungo la strada;
giorno di chiusura: lunedì.

Appena entrati nel locale in questione si capisce subito che si ha a che fare con qualcosa di "particolare": l'ambiente è piuttosto raffinato, arredato con cura; ci accoglie un cameriere in blazer blu e ci conduce al nostro tavolo, apparecchiato con eleganza e che sarebbe bastato per otto persone (mentre noi eravamo in cinque). Sottopiatti con in mezzo un centrino ricamato a mano, grandi bicchieri in cristallo, posateria ricercatamente rustica e lume di candela. Sottofondo musicale appena percettibile.
Il benvenuto è costituito da un prosecchino servito in calice (buono) e da un cubetto di mortadella con uno spigolo di 2 cm. circa (delizioso).


Dopodiché si parte con la cena vera e propria, che da il nome al locale. E' bene infatti precisare che il ristorante non prevede l'ordinazione ma un menù fisso costituito da n. 10 portate, che sono poi minestre (primi piatti). Ecco di seguito, in rigorosa sequenza cronologica, quanto abbiamo avuto il piacere di assaggiare:
1) crema di porro al dragoncello con crostini di pane al sale ed olio extra vergine di oliva;
2) fusilli all'uovo in salsa di spinaci, taleggio al mascarpone ed emulsione al balsamico tradizionale di Modena;
3) risotto mantecato con radicchio invernale e salsiccia al vino rosso;
4) sedani caserecci al torchio con vongole e fagioli cannellini;
5) tagliatella artigianale in farina di grano saraceno condita con speck, verza e scalogno;
6) lasagna classica in sfoglia gialla in ragout di manzo;
7) maccheroni al pettine all'anatra muta (?!?!?!) e buccia d'arancia;
8) timballo di pennette avvolte nel lardo di colonnata ripiene di melanzane, capperi e pancetta rosolata;
9) triangoli di sfoglia farciti di patata, burro chiarificato e zucca;
10) gnocchi di semolino gratinati al formaggio scamorza in salsa verde di broccoletti.
Che dire??? Al di là della fantasia dello Chef (il Sig. Arnaldo Laghi), il commento è assai arduo. Ogni portata mi è sembrata ottima, qualcuna forse un po' troppo saporita. A mio personalissimo avviso le porzioni sono troppo risicate (faccio un esempio esplicativo: i "sedani casarecci, ecc. ecc. - portata n. 4 - sono esattamente 8 in tutto; in pratica li finisci con due bocconi) e questo comporta che, proprio nel momento in cui stai veramente assaporando il piatto, l'hai già bell'e finito. Qualche altro commensale sostiene che, se così non fosse, non si riuscirebbe ad arrivare alla fine delle dieci portate. Insisto nella mia tesi, dato che mi sono alzato dal tavolo con un certo languorino. Non si può negare però la bontà complessiva di tutti e dieci i piatti e, soprattutto, l'equilibrio tra i sapori che costituiscono il condimento di ogni portata, tutti distinguibili.
La carta dei vini è molto interessante. Compaiono decine di bianchi e di rossi divisi a seconda della provenienza regionale. L'unico vino che avremmo preso tutti volentieri, il Lambrusco (ottimo accompagnamento per i primi), è inspiegabilmente assente, o almeno quella sera lo era.
Il cameriere, mortificato, ci suggerisce un Sangiovese che ci viene servito volutamente a temperatura di frigorifero (chissà poi perché) che, personalmente, non mi è piaciuto e non solo per via della temperatura, ma anche per il gusto acidulo che, nell'intento del cameriere, voleva forse ricordare vagamente il lambrusco.
Dopo la carrellata di minestre è possibile scegliere alcuni formaggi ed i dolci. Optiamo per questi ultimi. Io in particolare prendo una panna cotta servita con fragole e crosta di caramello a forma di cupolino: discreta, ma nulla di eccezionale.
Ma ora viene il bello. Chiediamo il caffè. Il cameriere si allontana e di lì a poco torna, non con dei volgari caffè espressi, ma con un piccolo librettino, udite udite: la "carta dei caffè". Mai avuto il piacere di imbattermi in nulla di simile prima d'ora.
Vado a sfogliare e trovo le seguenti varietà:
Sidamo, di origine etiopica (specie arabica);
Sul de minas pergamino, di origine brasiliana (specie arabica - raccolto 1999);
Raigode, di origine indiana (specie robusta);
Caranavi, di origine boliviana (specie arabica);
Non mi dilungo, anche se ne varrebbe la pena, ma accenno solamente al fatto che, accanto ad ogni varietà, si legge una minuziosa descrizione della zona di coltivazione, delle modalità della stessa e delle caratteristiche organolettiche del caffè. Cose veramente dell'altro mondo.
Ricordando gli ottimi caffè presi in gioventù a Lisbona, mi prendo un bel brasiliano, che mi viene servito in tazza grande con caffettiera a stantuffo, accompagnato da tre tipologie di zucchero (semolato bianco, canna e cristalli di canna). Il cameriere, sempre molto presente ed attento, mi suggerisce i cristalli di canna perché "non alterano il gusto del caffè". Seguo il suggerimento ma comunque, canna o non canna, 'sto caffè è una vera squisitezza: ne prendo due tazze.
Arriva il conto (prego tenersi forte): 50 Euro a cranio.

Ai voti :
AMBIENTE: 8 (elegante ma non stucchevole);
SERVIZIO: 8 (gentile e sollecito);
CANTINA: 9 (ottima sotto tutti i punti di vista - unica mancanza inspiegabile: il lambrusco);
CUCINA: 8 (10 per il caffè);
RAPPORTO Q/P: 7 (prezzo alto, ma si tenga conto dell'ambiente, del servizio, della presentazione e dell'indubbia qualità della cucina).

GIUDIZIO FINALE: il posto è davvero ricercato e lo suggerirei senza dubbio a chi fosse in vena di conquiste amorose; andarci con gli amici è un'altra cosa, ma può essere comunque stimolante. Le portate, benché ottime, sono davvero troppo scarse - dei veri e propri assaggini - ed il prezzo è altino. La "presentazione" è però di alto livello. In conclusione, andarci di proposito da Roma è, secondo me, eccessivo, ma se vi trovate in zona e siete in vena di qualità più che di quantità vale sicuramente una puntata.

Aldo si sarebbe alzato affamato, ma comunque contento.

Marco

Data della visita: dicembre 2003


Ultimo aggiornamento Lunedì 21 Dicembre 2009 10:50