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UNO E BINO - Roma PDF Stampa E-mail
Lazio
Scritto da Max   
Domenica 22 Novembre 2009 14:49

UNO E BINO bottiglieria e cucina a S. Lorenzo
Via degli Equi, 58
Roma
Tel. 06-4460702
Chiuso: lunedì.

Dopo aver difficoltosamente ed arditamente parcheggiato l’automobile a due km di distanza (perché parcheggiare da quelle parti è cosa ardua) in prossimità di Piazzale Tiburtino, potrete avvicinarvi a Via degli Equi passeggiando, nemmeno troppo tranquillamente, lungo le strade a molti note che si trovano vicino all’Università.
Devo dire che non frequentavo quei lidi da diversi anni ed ho quindi dovuto riscontrare che il vecchio clima cameratesco degli studenti che fanno casino lungo le strade aspettando di mangiare una pizza a poco prezzo è ormai cosa lontana. Oggi è molto più facile imbattersi in soggetti poco raccomandabili piuttosto che nei buoni vecchi universitari squattrinati. Questo è..... purtroppo.
Magari tanta malinconia è anche dovuta ad un tempo che si è vissuto e che ora non è più, lascio a voi immaginare quale possa essere la verità.
Bando alle ciance, verso la fine di Via degli Equi (venendo dalla Tiburtina) si scorgono le vetrine del locale col nome serigrafato sopra e delle tendine tirate ad assicurare la dovuta privacy ai commensali all’interno. Si accede subito in una delle due sale dove si mangia e, magia delle magie, si affaccia immediatamente ai vostri stupiti occhi un muro di bottiglie di vino (letteralmente un muro) ed una serie di tavoli veramente minimalisti apparecchiati con tovagliette di carta e posate di nessun particolare pregio, però..... c’è un però!..... però c’è, vicino alla parete sopra detta, una scaffalatura piena zeppa di bicchieri di ogni tipo (da vino bianco da rosso, da meditazione, da cognac, il tulip da grappa, da cocktail, da champagne, ecc. ecc.): nemmeno a dirlo, qui si beve bene!
Il menù, rigorosamente sobrio, declina una decina di antipasti, una decina di primi, diversi secondi tutti sia di carne che di pesce, nonché diversi dolci che, devo dire, mal si adattavano alla stagione (la primavera) per la loro "caloricità". Nondimeno ci facciamo coraggio ed ordiniamo due antipasti piuttosto singolari e per tipo e per quantità: flan di baccalà mantecato con patate e affumicati misti di pesce (storione, salmone, tonno, spada).
Entrambi molto particolari e buoni: il baccalà non fa rimpiangere i mitici mantecati veneti e gli affumicati, a meno dell’ormai inflazionato salmone, erano veramente di ottima qualità (particolare da non trascurare non erano particolarmente saporiti come spesso accade).
Presi ormai dal vortice ordiniamo il primo: ravioloni di mazzancolle e peperoni all’aneto al sugo di pomodoro e tonnarelli alle melanzane con pesce spada affumicato.
Entrambi eseguiti con vera ed assoluta perizia dallo chef. I ravioloni in particolare non fanno rimpiangere affatto i loro parenti di carne, anzi sono decisamente migliori! I tonnarelli invece, anche se si potrebbe immaginare di mangiare il solito primo di ispirazione siciliana o calabra (a Roma è maglio lasciar perdere) sono realizzati lasciando le melanzane e lo spada affumicato (di buona qualità) della stessa consistenza cosicché non si distingue all’occhio ed al palato la differenza tra i due fino a quando non si cominciano a masticare: ottimo connubio.
La lista prevedeva, per dovere di cronaca, anche una folta serie di altri primi altrettanto o forse più creativi dei quali non rammento in gran parte di pesce e quasi tutti di chiara ispirazione meridionale.
Entusiasmati alle stelle, veniamo introdotti ai secondi: tagliata di tonnetto con flan di broccoli e filetti di triglia scottati con verdure di stagione (asparagi e fave). Penso si siano toccati dei vertici notevoli. Credo che ogni commento avvilisca il senso della bontà del cibo trangugiato.
Il dolce, devo ammettere, non c’è veramente entrato e peraltro la scelta era più adatta al pasto di un tagliaboschi che ad una cena primaverile: si miglioreranno.
Il capitolo vino. La sommelier è veramente simpatica ed è chiaramente una intima amante della liquida sostanza. Non c’è che dire, la parete è una sua creatura. Nel particolare, essendo piuttosto assonnato ed essendo in compagnia astemia, ho bevuto un calice di Muller Thurgau vinificato in Sicilia (la cantina non la ricordo, ma trattasi di un pioniere che ha esportato i vitigni dal Nord Italia ed ha ottenuto questa assoluta delizia. Il vino infatti ha tutte le caratteristiche del M.T. originale - non quello frizzantino della cantina S. Cristina - ma ha in sé tutti i profumi di Sicilia: fiori di arancio, di limone, sentore di mandorla). La sommelier, comunque, dovrebbe dare il meglio di sé con un adeguato pubblico.
Ultima, ma non meno importante nota, riguarda il pane: vengono infatti serviti dei cestini di pane, evidentemente fatto in casa, di grano al sapore di aneto (splendido), di avena e di orzo. Tutti particolarissimi e buoni.
Dopo il godimento arriva il conto. Devo dire che non ci siamo fatti nemmeno troppo male: 67 Euro in due e 5 Euro di doverosa mancia. Nemmeno tanto se paragonato alla qualità media fornita da ristoranti della stessa fascia di prezzo a Roma.

I voti:
AMBIENTE: 6 (intorno losco, sale da pranzo piuttosto scarne, poca cura nei particolari);
SERVIZIO: 7 (puntuali e mai invadenti. Sommelier competente);
CANTINA: 7 e mezzo (carta dei vini non lunga ma molto rappresentativa. La lista è inoltre suddivisa per regioni);
CUCINA: 8 (notevole);
RAPPORTO Q/P: 7 (Buona qualità ad un prezzo ancora accessibile).

Aldo forever

Max

Data della visita: ottobre 2005

Ultimo aggiornamento Lunedì 21 Dicembre 2009 11:02